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lunedì 28 marzo 2011

Una belga ambrata alla liquerizia

Rapida escursione nel mondo delle birre, che in quanto a sfumature e varietà è assai più complesso anche di quello del vino, per via anche della possibilità di aromatizzare il prodotto 'base' con gli aromi più disparati. L'altra sera ho stappato una delle birre belghe che un mio amico che lavora in un pub mi aveva regalato per Natale. Prodotta a Wevelgem dal birrificio artigianale Brouwerij De Ranke, è un'ambrata importante - 7% alcol - che nasce da una tripla fermentazione e con un complesso sapore dolceamaro. Amaro che è dato dal luppolo ma anche dalla liquirizia usata per arricchire il bouquet aromatico di questa birra.
In bocca spiccano note di scorza d'arancia candita, chinotto, miele di castagno, castagnaccio e appunto, della liquerizia che dà una coerenza amarognola a un gusto elegante che dura in persistenza e che non stanca per via della buona freschezza. La bottiglia da 33 cl si trova a circa 3,50 €.

martedì 12 maggio 2009

Budvar, la regina delle lager

Noi che ci scandalizziamo per l'esito pro-Ungheria dell'affare Tocai, proviamo a immaginare cosa devono pensare i Cechi, storici produttori di birre chiare, nel vedersi scippare da una multinazionale americana il nome della loro birra più amata, la sublime Budweiser. Che significa "originaria di Budweis", antico nome asburgico di České Budějovice, cittadina fiabesca nel sud della Boemia.
Il problema è che la multinazionale in questione, la Anheuser-Busch di Saint Louis, Missouri, ha colto in contropiede la storica ditta ceca registrando in quasi tutto il mondo, Europa compresa, il marchio Budweiser. Che altri non è che la volgarissima Bud da paninoteca.

La tradizionale birra ceca, invece, è esportata negli Usa con il nome di Czechvar e negli altri paesi, Italia compresa, con quello di Budějovický Budvar.
In questa riproposizione a bassa fermentazione dell'epico duello tra Davide e Golia, l'ha avuta la meglio il gigante americano, che nel 2007 ha acquisito i diritti di importazione negli Usa della birra ceca. Molti temono che quello sia stato il primo passo verso la fine della gloriosa Budějovický Budvar e della storica fabbrica di České Budějovice. Sarebbe un peccato perché tra l'originale ceca e l'imitazione americana corre la stessa differenza che passa tra un ottimo Champagne e un Franciacorta riuscito male. Di conseguenza, al supermercato, salviamo le tradizioni genuine e il buon gusto. Beviamo Budvar e lasciamo la Bud alle formiche.
N.T.

giovedì 8 novembre 2007

La bira non va sorsegiata

Ieri sera decima lezione del corso di primo livello per diventare sommelier.Dopo le precedenti puntate dedicate a vitigni, tecniche di vinificazione, chimica enologica e metodo di degustazione, abbiamo parlato di birra. Birra e distillati, per la precisione.A fare lezione è arrivato un sommelier professionista di Varese, grande esperto in birra e, a giudicare dalla mole pachidermica, di October Fest.A sentire il suo respiro pesante, stretto tra la cravatta e una cintura che a stento riusciva a trattenere la pancia debordante, a tutti noi è venuto automatico pensare: "Questo non arriva a fine serata".Tra una frase e l'altra ha continuato per due ore a passarsi il viso paonazzo con un fazzolettone pavarottiano che puntualmente ripiegava con cura nella tasca degli eleganti pantaloni.Altri particolari che hanno dato colore al personaggio sono stati il vizio di omettere le lettere doppie in ogni parola, tanto da farlo sembrare un mastro birraio tedesco, e poi quell'evidente tremore alle mani, che si notava ancora di più quando posava i lucidi sotto al proiettore.Salvo recuperare il pieno controllo dei movimenti, dimostrando grande sicurezza e professionalità, ogni qual volta rabboccava il proprio calice con un altro goccio di birra.Birra che, a suo dire, ricordatevelo bene, "NON VA SORSEGIATA, VA TRACANATA".E pazienza se, tra una "tracanata" e l'altra, i neuroni che controllano la pronuncia delle lettere doppie rimangono sul fondo del bicchiere, insieme ai lieviti delle birre trappiste.

Nicola Taffuri