Quello dell'agricoltura biologica è un comparto destinato a crescere in maniera esponenziale nei prossimi anni, forte della comune riscoperta dei prodotti genuini stagionali e, soprattutto, del ritardo accumulato in Italia rispetto al resto del mondo occidentale. E' ora che anche noi ci si dia una mossa, anche a livello promozionale. Per capirne qualcosa in più in maniera semplice ed esaustiva vale la pena partire proprio dalla filiera vitivinicola, particolarmente interessata dal fenomeno bio. Sul sito ilVinoBiologico.it è appena cominciato un breve corso on line dedicato proprio ai vini biologici. Cliccando qui possiamo scaricarne l'interessante introduzione. E procedere poi alle puntate successive che ci faranno capire perché il biologico fa bene alla salute, al territorio, all'economia locale e, di riflesso, a quella nazionale. Per poter accedere al download occorre prima iscriversi alla newsletter. Il sito ha anche un blog sempre aggiornato e un gruppo su Facebook.
N.T.
mercoledì 11 marzo 2009
lunedì 9 marzo 2009
La Ribona, strepitoso bianco marchigiano
A mio modesto parere la ribona è uno dei migliori vitigni a bacca bianca d'Italia. Del resto non stiamo parlando di un'uva nota solo a pochi fanatici estimatori dell'"autoctono a tutti i costi", bensì di un vitigno che i più recenti studi sul dna della vite hanno riconosciuto come parente stretto dell'illustre verdicchio. Pare appurato si tratti infatti della varietà maceratese dell'uva tipica dei Castelli di Jesi e della zona di Matelica. Non a caso la ribona è meglio conosciuta come maceratino.Io che amo il Verdicchio in tutte le sue forme e declinazioni, compreso quel Lugana fatto con il verdicchio che sul Garda prende il nome di trebbiano di Lugana, mi sono appassionato alla Ribona al primo assaggio. Vinitaly 2008, stand dell'azienda Boccadigabbia.
Colli Maceratesi Doc Ribona "Le Grane" 2007
Se negli ultimi anni la Ribona sta riuscendo a guadagnare spazi sempre maggiori nel vigneto maceratese, lo si deve anche a produttori seri e onesti come Elvidio Alessandri, che studiano ogni minimo dettaglio nella produzione dei loro vini, mettendo il vitigno giusto al posto giusto e adottando in cantina le pratiche più adatte per valorizzare le grandi uve del territorio, siano esse internazionali o autoctone.
Prendiamo la Ribona "Le Grane", che potremmo impropriamente definire una sorta di "ripasso" della versione classica del bianco maceratese. Finita la prima fermentazione, al vino si aggiungono nuove uve da vendemmia tardiva, dando inizio a una seconda fermentazione che conferisce nuova concentrazione e bouquet aromatico. Proprio per preservare la ricchezza degli aromi tipici del vitigno non si usa la barrigue, e infatti il vino presenta una deliziosa concentrazione di note di frutta gialla matura mai dolciastre o "stucchevolmente vanigliose".
In bocca ha un meraviglioso nerbo fresco, morbido e sapido, e restituisce tutte le deliziose sensazioni fruttate olfattive con l'aggiunta di un piacevole retrogusto amaricante che non fa che confermare la sua illustre discendenza dal Verdicchio.
Di ribona e maceratino ne sentiremo certo parlare nei prossimi anni. Nel frattempo andiamo a conoscerla di persona, magari già al prossimo Vinitaly.
Nicola Taffuri
*Dello stesso produttore:
"Akronte" 2004
"Saltapicchio" 2005
lunedì 2 marzo 2009
Lo Champagne del Monte Orfano
Premetto subito che non sono un appassionato delle bollicine in bianco. In questi anni ho assaggiato, spesso a scopo didattico, tanti spumanti italiani e stranieri, metodo classico e charmat. Tuttavia continuo a preferire i bianchi fermi, anche come aperitivo. Chissà, magari è solo questione di affinare ulteriormente il gusto. Messe le mani avanti, posso comunque dire di essere ormai in grado di riconoscere quando uno spumante ha una marcia in più rispetto a quanto si è soliti trovare sui banchi d'assaggio di eventi enogastronomici troppo spesso autoreferenziali e ruffiani verso le mode del gusto. Parlando di Franciacorta Docg, le bollicine della piccola azienda agricola Faccoli, di Coccaglio (Bs) rappresentano certamente uno di quei tesori nascosti che ancora sfuggono alle mappe suggerite dalle guide blasonate. Ai fratelli Claudio e Marco, figli di quel Lorenzo Faccoli che fondò l'azienda nei primi anni Sessanta, basta il passaparola delle persone che capitano nella loro cantina e tornano a casa con il sorriso di chi ha trovato un tesoro e lo vuole condividere con gli amici.Sabato scorso sono stati proprio una coppia di miei amici, in apertura di cena, a far saltare il tappo all'Extra Brut, una cuvée di chardonnay (70%), pinot bianco e pinot nero, coltivate sulla media collina del Monte Orfano, ultima propaggine morenica a sud-ovest della Franciacorta. Erano convinti che avrei apprezzato. Ho apprezzato, e tanto.
Franciacorta Docg Extra Brut - Az.Agr. Faccoli Lorenzo
Schiuma sontuosa, perlage finissimo e pressocché infinito, profumi intensi e fragranti di lievito di pane, agrumi freschi e lavanda. La straordinaria freschezza agrumata sospinta dalle bollicine solletica il palato e ci fa aprire gli occhi dallo stupore. Per poi socchiuderli al secondo sorso e volare con il pensiero alla valle della Marna in una psichedelia del gusto di rara persistenza. Per questo raffinatissimo Metodo Classico italiano gli abusati paragoni con lo Champagne sono quanto mai appropriati.
Nicola Taffuri
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venerdì 27 febbraio 2009
Wurstel fallici e gastronomia dopata
Se amate i wurstel non leggete questo post. Se siete i fedelissimi dell'hot-dog, quello che vi sparate all'uscita dallo stadio oppure al chiosco tra il benzinaio e il semaforo, di ritorno dalle vostri folli nottate alcoliche, abbandonate la pagina e tornate a cazzeggiare su facebook. Sto per svelarvi quali sono alcuni degli ingredienti del vostro tremolante e cadaverico salsicciotto preferito. E dubito che, dopo averlo saputo, continuerete a ingollarlo di gusto e a fare le solite stupide battute ammiccanti l'organo sessuale maschile.Prima però, vi dico due-tre cosine su degli altri alimenti. Vi chiederete "ma che cacchio c'ha questo oggi?" Niente. E' solo che ai corsi per diventare sommelier insegnano anche come riconoscere un prodotto di qualità da quelli fatti in fretta e furia per soddisfare l'avidità del mercato, oppure addirittura confezionati con lo scarto dello scarto della materia prima iniziale. E in questi giorni abbiamo parlato di carni e salumi. Continua qui...
martedì 17 febbraio 2009
Il Roussillon, la Francia più segreta

Grazie al Cronistadelvino.it ieri ho partecipato a Milano a un incontro sui vini del Roussillon, regione dell'estremo sud francese, sospesa tra Mediterraneo e Pirenei.
Ecco il resoconto approfondito dell'evento.
Nicola Taffuri
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lunedì 9 febbraio 2009
Akronte, traghettatore nel girone degli Ebbri
Ogni volta che stappo una bottiglia di vino della marchigiana Boccadigabbia sono gioie e dolori. Gioie perché, siano essi bianchi come la Ribona o rossi come il Pix o il Saltapicchio, si tratta sempre di prodotti assolutamente entusiasmanti. Dolori perché tanta bontà non riesce a tenere a freno la mia smisurata golosità. Prenoto quindi con un po' di anticipo - e qui faccio tutti gli scongiuri del caso - un posto nel girone dei Golosi e degli Ebbri e vado a comprare un biglietto dal caro traghettatore di anime Caronte. Andata e ritorno, ovviamente. Perché, smaltite le alte gradazioni dell'Akronte, ho ancora qualche faccenda da sbrigare nel mondo dei vivi.Prende il nome dal fosso Caronte che delimita il confine sud dell'azienda
L'"Akronte" è il vino di punta dell'azienda di Civitanova Marche, un vero fuoriclasse che ogni anno fa il pieno di premi e ricoscimenti da ogniddove. Dovendogli affidare un ruolo calcistico direi che il più appropriato sarebbe senza dubbio quello del vecchio centravanti di sfondamento, una sorta di Bobo Vieri dall'improbabile accento francese. Che brutta immagine! Però rende bene, perché questo muscoloso rosso è fatto con uve cabernet sauvignon in purezza, coltivate nei terreni che lo stesso Napoleone Bonaparte aveva fatto catalogare tra i 100 Poderi "demaniali" della zona di Civitanova Marche più vocati per la viticoltura.
Colore rosso granato molto intenso e scuro, quasi impenetrabile, ha profumi intensi dotati di buona eleganza e notevole complessità. Ribes nero, ciliege sotto spirito e confettura di prugne vanno a fondersi in un circo di vorticose sensazioni di mallo di noce, tabacco dolce, mentolo, cioccolato, pepe verde e china che fanno veramente girare la testa. Sensazioni che tornano in bocca con un abbraccio vigoroso ma assolutamente cordiale. Morbido, rotondo e vispo, esibisce una tale ricchezza di argomenti che staresti lì ad ascoltarlo fino all'ultima goccia. E così ho fatto, assieme ai miei due convitati. Dura, poi, smaltire i 15 (!) gradi alcolici subdolamente celati sotto la sua veste elegante. Prezzo in enoteca, circa 40 euro.
Nicola Taffuri
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martedì 3 febbraio 2009
Barolo in salamoia
Domenica mattina. Vetri appannati, giornata fredda e tepore casalingo ravvivato dal profumo della carne arrosto e della polenta che strepita nel rame. Scendo in cantina e punto diritto al ripiano più alto, quello dedicato ai "piemontesi". Ho voglia di Barolo, stavolta non c'è Chianti, Valpolicella o Montepulciano che tenga.
Prendo la bottiglia di un produttore a me caro perché è simpaticissimo e mi ha abituato a grandi vini. Questa sua selezione di Barolo, però, non l'avevo ancora assaggiata. Risalgo in cucina.
La degustazione
Dopo un'ora, svanita la condensa sulla bottiglia, prendo il cavatappi e apro. Tappo perfetto. Verso il vino. "Però, com'è scuro!", penso. Annuso. Poco o nulla, troppo freddo ancora. Aspetto.
Vado alla luce. Il colore è granato ma decisamente più scuro e intenso rispetto a quello dei vari nebbiolo piemontesi o valtellinesi che ho assaggiato in passato, solitamente poverelli di estratti. Oltretutto della caratteristica tonalità aranciata nemmeno il più piccolo accenno. D'accordo, l'annata è la 2004, la più giovane attualmente in commercio, però la cosa mi lascia un tantino stupito.
Stringo il baloon tra i palmi caldi delle mani, do una ruotatina veloce e annuso, pronto ad abbandonarmi all'intensità del Barolo. "Tutto qua?", penso. "Mah. Diamogli ancora qualche minuto". Comincio a valutare complessità e finezza.
Ciliegie, prugne, un pizzico di noce moscata, sottobosco. Mica tanto eleganti, però. Anche perché..."Ma cos'è quest'odore sgradevole? Sa come di...olive in salamoia, ma potrebbero essere anche cetrioli...Cos'è, un Cabernet andato a male?".
Ruoto il calice nel tentativo di eliminare le fastidiose puzzette ma ottengo il risultato opposto. Con 1-2 gradi in più le olive in salamoia si mischiano con il peperone cotto e con il limone rancido. "Terribile", penso, mentre vado in cucina a versare il vino nel lavandino. E' la prima volta che mi capita di non riuscire a bere un Barolo. Chiedo consigli a voi su cosa possa essere successo ma in cambio non chiedetemi il nome del produttore. La mia cantina non può garantirmi le giuste condizioni di conservazione. Certo che, in ogni caso, le conserve di olive e il secchio per il compostaggio li tengo al piano di sopra, ben lontani dalla cantinetta dei vini...
Nicola Taffuri
Prendo la bottiglia di un produttore a me caro perché è simpaticissimo e mi ha abituato a grandi vini. Questa sua selezione di Barolo, però, non l'avevo ancora assaggiata. Risalgo in cucina.
La degustazione
Dopo un'ora, svanita la condensa sulla bottiglia, prendo il cavatappi e apro. Tappo perfetto. Verso il vino. "Però, com'è scuro!", penso. Annuso. Poco o nulla, troppo freddo ancora. Aspetto.
Vado alla luce. Il colore è granato ma decisamente più scuro e intenso rispetto a quello dei vari nebbiolo piemontesi o valtellinesi che ho assaggiato in passato, solitamente poverelli di estratti. Oltretutto della caratteristica tonalità aranciata nemmeno il più piccolo accenno. D'accordo, l'annata è la 2004, la più giovane attualmente in commercio, però la cosa mi lascia un tantino stupito.
Stringo il baloon tra i palmi caldi delle mani, do una ruotatina veloce e annuso, pronto ad abbandonarmi all'intensità del Barolo. "Tutto qua?", penso. "Mah. Diamogli ancora qualche minuto". Comincio a valutare complessità e finezza.
Ciliegie, prugne, un pizzico di noce moscata, sottobosco. Mica tanto eleganti, però. Anche perché..."Ma cos'è quest'odore sgradevole? Sa come di...olive in salamoia, ma potrebbero essere anche cetrioli...Cos'è, un Cabernet andato a male?".
Ruoto il calice nel tentativo di eliminare le fastidiose puzzette ma ottengo il risultato opposto. Con 1-2 gradi in più le olive in salamoia si mischiano con il peperone cotto e con il limone rancido. "Terribile", penso, mentre vado in cucina a versare il vino nel lavandino. E' la prima volta che mi capita di non riuscire a bere un Barolo. Chiedo consigli a voi su cosa possa essere successo ma in cambio non chiedetemi il nome del produttore. La mia cantina non può garantirmi le giuste condizioni di conservazione. Certo che, in ogni caso, le conserve di olive e il secchio per il compostaggio li tengo al piano di sopra, ben lontani dalla cantinetta dei vini...
Nicola Taffuri
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